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Collegio dei revisori

  • Presidente
  • Maria Cristina Ramenzoni
  • Revisori
  • Davide Leggieri
  • Valerio Mazzotti

Direttivo

  • Presidente
  • Enrica Valla
  • Vicepresidente
  • Gabriela Boni
  • Tesoriere
  • Claudio Pirondi
  • Segretario
  • Paola Monti
  • Consiglieri
  • Sonia Bertoli
  • Nicoletta Gerbella
  • Raffaella Riani
  • Claudia Silva
  • Maria Carla Valle

Frammenti di pensieri

Una piccola raccolta dai pensieri dei volontari:
“Ogni volta che entro nella stanza di un paziente ho la percezione di entrare in uno spazio sacro, misterioso in cui Vita e Morte si incontrano…un tempo sospeso e limitato in cui mettere in gioco tutto di sé, con l’obiettivo di stabilire una relazione significativa con il paziente e i suoi familiari per offrire conforto, comprensione, ascolto” D.V.
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volontari in hospice

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Youtube

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La ragazza delle arance

Georg Røed ha quindici anni e conduce una vita tranquilla, come la maggior parte dei suoi coetanei. Ma un giorno trova una lettera che suo padre gli aveva scritto prima di morire e che aveva poi nascosto, affinché il figlio la potesse trovare una volta grande. In questa lettera il padre, Jan Olav, racconta la storia della “ragazza delle arance”, una giovane con un sacchetto di arance incontrata un giorno per caso su un tram di Oslo e subito persa. Per Jan è un colpo di fulmine. Georg si appassiona a questo racconto, che si accorge riguardarlo molto da vicino e che pian piano gli svela ciò che è accaduto prima della sua nascita; un racconto attraverso il quale la voce del padre lo raggiunge da lontano facendolo riflettere sul senso della vita.

Accabadora

Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come “l’ultima”. Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. “Tutt’a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili’e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia”. Eppure c’è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c’è un’aura misteriosa che l’accompagna, insieme a quell’ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell’accabadora, l’ultima madre.