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Oscar e la dama in rosa

Oscar è un bambino di dieci anni. È malato, e i medici non riusciranno a salvarlo. In ospedale, riceve le visite di un’anziana signora, Nonna Rosa, che stringe con lui un formidabile legame d’affetto e lo invita a fare un gioco: fingere che ogni giorno duri dieci anni, e scrivere ogni giorno una lettera a Dio in cui raccontare le avventure e le esperienze di dieci anni, così come le fantasie e le paure, i rapporti con i genitori e i medici, l’amore per Peggy Blue, una bambina ricoverata nello stesso ospedale. Questo piccolo libro è composto da dodici lettere, dodici giorni in cui si concentra la vita di Oscar, giorni scapestrati e poetici, pieni di personaggi buffi e commoventi.

Lettere a Dio

Tratto da una storia vera. Un ragazzo giovane lotta contro il cancro scrivendo lettere a Dio, avvicinandosi alla vita dei suoi vicini e della comunità e infondendo speranza a chiunque entri in contatto con lui. Un insospettabile sostituto postino, con una vita travagliata di suo, entra in contatto con il viaggio del ragazzo e della sua famiglia leggendo le lettere. Saranno per lui fonte d’ispirazione per cercare di migliorare la propria vita

Amour

Anne e Georges hanno tanti anni e un pianoforte per accompagnare il loro tempo, speso in letture e concerti. Insegnanti di musica in pensione, conducono una vita serena, interrotta soltanto dalla visita di un vecchio allievo o della figlia Eva, una musicista che vive all’estero con la famiglia. Un ictus improvvisamente colpisce Anne e collassa la loro vita. Paralizzata e umiliata dall’infarto cerebrale, la donna dipende interamente dal marito, che affronta con coraggio la sua disabilità. Assistito tre volte a settimana da un’infermiera, Georges non smette di amare e di lottare, sopportando le conseguenze affettive ed esistenziali della malattia. Malattia che degenera consumando giorno dopo giorno il corpo di Anne e la sua dignità. Spetterà a Georges accompagnarla al loro ‘ultimo concerto’.

La Forza della mente

Vivian Bearing è una professoressa di inglese a cui è stato diagnosticato un cancro terminale. Durante gli otto mesi successivi accetta trattamenti brutali e dolorosi per cercare di sconfiggere la malattia. Le persone che la aiutano in questo percorso sono Jason Posner, il medico e Susie Monahan, l’ infermiera, ma Vivian sta per scoprire quella linea che divide vita e morte e che può essere affrontata solo con la forza della mente.

Un medico, un uomo

Jack Mackee è un medico giovane e molto capace che però non ha un buon rapporto con i pazienti. Sottopostosi a una visita di controllo presso una collega si vede diagnosticare un tumore alle corde vocali. Jack da medico si trasforma progressivamente in paziente e, dopo un periodo in cui reagisce negativamente alla malattia, diviene amico di una compagna di sofferenza, June, che riesce a far sì che la sua reazione di fronte al male che lo ha colpito sia meno tormentata.

Nemiche Amiche

Jackie Harrison (Susan Sarandon) è divorziata e l’ex marito ora vive con la giovane e bella Isabel. Le due non hanno nulla in comune e non vanno d’accordo: l’unica cosa che le lega è il fatto che si trovano a dividere famiglia e la piccola Anna (Jena Malone). La vita gli riserva un’amara sorpresa però e le due nemiche/amiche cambieranno idea…

Un ricordo

31/08/2012
Quasi quarant’anni fa uscivo di qui con il mio diploma di Infermiera Professionale in tasca, pronta ad affrontare il mondo; ho lavorato sempre, cercando di dare il meglio di me nella mia professione che ho sempre amato, arricchendo nel frattempo il mio bagaglio di conoscenza ed esperienza. Ora da più di due settimane son tornata qui per accompagnare in questo ultimo tratto di strada una persona a me molto cara, un pezzo importante della mia vita: mio fratello. Quando siamo arrivati qui ho pensato: sono tornata a casa! E’ stato proprio così perchè qui ho trovato sollievo al dolore come quando si torna a casa. Ci vorrebbe una penna migliore della mia per esprimere a tutte voi sorelle, poichè come sorelle vi sento e vi vivo, tutta la gratitudine che provo.
Grazie per le vostre parole, per i vostri sorrisi, per la pazienza, la comprensione e la compassione.
Grazie perchè non avete mai fretta e trovate sempre il tempo per fermarvi a parlare sia col paziente che coi famigliari.
Si impara davvero tanto a vivere qui con voi, ma la cosa più importante che ho imparato è che ogni giorno è vita e merita di essere vissuto nel miglior modo possibile.
Grazie.

Un ricordo

22 maggio 2011

Da giovedì 5 maggio il mio papà non c’è più.
Oggi sono tornata qui per cercare di respirare ancora l’atmosfera che ci ha accolti e circondati per tutto il tempo che siamo rimasti.
Sono bastati pochi minuti per ritrovarla, una voce conosciuta, una musica già ascoltata, rumori già sentiti e un canto un po’ stonato ma che riempie il cuore.
Non ho rimpianti, ho solo nostalgia.
Nostalgia dei tuoi silenzi che riempivano le mie domeniche, nostalgia delle ore passate con la tua mano nella mia.
Non è stato angosciante passare di nuovo la porta d’ingresso sapendo di non trovarti perchè io qui ho vissuto con il papà che ho sempre desiderato e così ti ricorderò.
La tua bimba.

Testimonianza Daniela

Ogni volta che sono in  Hospice ed entro nella camera di un paziente, l’emozione mi prende: ho la percezione di entrare in uno spazio sacro, misterioso in cui Vita e Morte si incontrano e per un breve tempo si trovano di fronte per scambiarsi il testimone di un’esistenza ormai giunta al suo punto di svolta. Un tempo sospeso e limitato in cui mettere in gioco tutto di sè con l’obiettivo di stabilire una relazione significativa con il paziente e i suoi familiari per offrire conforto, comprensione, ascolto.

È un contatto che si sintonizza sulle corde del cuore e utilizza canali di comunicazione prevalentemente non verbali per cogliere, nello spazio di quel momento presente, tutte le richieste, le emozioni, le domande che affollano l’animo. Sono sguardi che rincuorano occhi smarriti, carezze che leniscono dolori, silenzi che accolgono e rispettano invisibili barriere che spesso le persone sofferenti costruiscono intorno a sè.

Altre volte sono colori e forme che danno voce alla relazione e per me, che ho una formazione come arte terapeuta, diventano strumento di dialogo molto efficace e potente.

Con il sig. S., che amava dipingere anche prima di essere ricoverato in Hospice, abbiamo fatto un lungo percorso. I primi lavori erano esplosioni di colori, immagini della Natura, soprattutto alberi, piene di vigore e vitalità: la speranza di una possibile guarigione  riempiva il suo cuore così come i colori i suoi fogli. Poi, la consapevolezza della malattia che avanzava, i dolori sempre più forti cominciavano a modificare vistosamente il suo tratto e anche i soggetti rappresentati esprimevano a tutti i livelli la sua crescente e tangibile sofferenza. La Natura rigogliosa sempre più cedeva il passo a immagini oniriche e astratte che ormai avevano occupato completamente la sua mente e il suo animo fino al momento in cui abbandonò definitivamente i pastelli e con loro ogni speranza di ripresa.

Nei disegni del sig. S. si può leggere la testimonianza del cammino che egli ha compiuto, i momenti di ottimismo e le fasi di caduta, le emozioni che ha vissuto, con una chiarezza che spesso le parole non riescono a fare e questo ha consentito di stabilire una vicinanza e una comprensione  altrimenti difficile.

Daniela Vecchi, volontaria appartenente al gruppo VOLONTARI IN HOSPICE – ASS.AMICI DELLE PICCOLE FIGLIE

Links utili

Troverai i links alla Federazione Italiana Cure Palliative e alla Fondazione Floriani di Milano.